La riforma del gioco d’azzardo e le sue conseguenze

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Sino a quando non vi sarà il referendum ed il suo esito, si è quasi certi che la Conferenza Unificata tra Stato, Regioni ed Enti Locali non troverà “la soluzione” sulla riforma del gioco pubblico e sulla riforma dei migliori siti legali di casino, quindi si continuerà solo a parlare e disquisire sulla “sua messa in onda” e ci si dovrà inevitabilmente anche chiedere questa riforma che tipo di conseguenze potrà portare all’Erario ed alla occupazione, anche se ciò che “ci preoccupa” è indubbiamente solo l’occupazione. Dell’Erario si sarà già ampiamente applicato il Governo per ritrovare le risorse per “rientrare” delle eventuali perdite che la ristrutturazione del gioco andrà a procurare.

Ma l’occupazione invece? Cosa succederà ai quei dipendenti che forzatamente gli operatori del gioco dovranno licenziare? Dove andranno a finire? E quale settore sarà in grado di assorbire questo colpo senza provocare “morti e feriti”? In questi anni nessun settore commerciale o di servizi è riuscito a far fronte alla “richiesta di lavoro” da parte del mercato, mentre il settore del gioco, nonostante pensino il contrario i suoi detrattori, è riuscito ad impiegare migliaia di risorse, ad “inventare” nuove professioni ed a far proseguire studi e ricerche sul mondo del gioco che così tanto materiale può portare allo studio di chi è in grado di guardarlo sotto una speciale lente di ingrandimento.

Bene, posto questo, bisogna ribadire che la riforma del settore del gioco pubblico, punta sulla razionalizzazione dell’offerta a partire dagli apparecchi con vincita in danaro e, quindi, si deve partire dalle conseguenze che questo porterà. Se per ragioni attualmente “oscure” si dovesse, con questo provvedimento, verificare una sommersione del settore, ovvero l’abbandono della rete legale da parte dei concessionari legali, l’ipotesi probabilmente dovrebbe essere rivista. Invece, si deve dare un occhio “migliore” a quello che succederà all’occupazione. Si teme che “l’inasprimento” delle normative che dovranno uscire dalla Conferenza Unificata porterà tante “aziendine” a chiudere: magari quelle imprese che hanno uno o due dipendenti che a quel punto con la restrizione degli orari e dei distanziometri “aggiornati” saranno costretti a licenziare.

Lo stesso probabilmente succederà con le grosse sale da gioco e con i casino online con bonus, dove visto che gli orari saranno particolari, tutta l’organizzazione della sala stessa (tipo le sale bingo che hanno all’interno anche la ristorazione) dovrà essere rivista con un ridimensionamento del personale. Dove andranno queste persone non è dato saperlo, bisognerebbe probabilmente domandarlo al nostro Presidente del Consiglio: è da lui che si attendono queste risposte, ovviamente, in modo particolare i giovani che sono quelli che maggiormente partecipano al mondo del gioco e che si troveranno, tanto per cambiare, in mezzo ad una strada aspettando che il Governo faccia qualcosa per loro. Ma la speranza dicono sia l’ultima a morire!